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Sotto il vestito tutto

20 maggio 2014 - Attualità, Nymphomaniac
Sotto il vestito tutto

Lars von Trier non ha mai badato al benessere degli spettatori. Disturbarli il più possibile è sempre stato uno dei suoi obiettivi principali. Una volta raggiunto lo status di grande autore cinematografico, non ha posto limiti alla sua creatività nel raccontare storie impiantate sul tragico destino del protagonista. La sua fama di grande provocatore gli ha sempre attirato sia buona che cattiva pubblicità. Nymphomaniac, il film del 2013 uscito nelle sale italiane ad aprile 2014, ha diviso il pubblico tra i fan fedeli, curiosi di vedere la sua nuova opera, e quelli che a priori si rifiutano di essere tormentati.

Nymphomaniac non è solamente un film pieno di erotismo, come avremmo potuto aspettarci dalle fuorvianti e misteriose campagne pubblicitarie. Avremmo dovuto ricordare che il regista non si è mai permesso di sottomettere la trama e lo spessore dei personaggi a una forma solamente raffinata o provocatoria: pochi registi sono stati in grado di conferire ai personaggi, soprattutto femminili, la profondità delle sue protagoniste, Bess de Le onde del destino su tutti.

Con Nymphomaniac il regista danese ci dona più del solito del suo genio, grazie a una forma particolare del film: una sorta di morality play in episodi, un dramma allegorico, filosofico e teleologico, sulla condizione umana; nell’arco della sua vita solitaria la protagonista Joe (Charlotte Gainsbourg), messa a confronto con le proprie intime intenzioni, deve continuamente scegliere tra la dannazione e la salvezza.

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Gli oltre quarant’anni di vita di Joe sono ripercorsi in otto capitoli. Gli episodi di flashback sono intessuti nel suo racconto nel presente, che costituisce una forma di confessione dei suoi peccati. Joe è una ninfomane, è convinta della sua dannazione ma non prova il pentimento. Il suo confessore Seligman (Stellan Skarsgård), un vecchio intellettuale rimasto celibe, le lancia una luce di speranza e con pazienza e tenacia cerca le giustificazioni dei suoi peccati nella storia dell’umanità.

La vita e l’esplorazione del proprio corpo da parte di Joe diviene oggetto di una fredda indagine parascientifica, in cui lei viene studiata come una rappresentante di una specie animale nel suo habitat biologico. Nel discorso tra i due non mancano riferimenti matematici, biologici, culturali e musicali, in cui le esperienze vissute da Joe sembrano essere guidate da delle leggi fisse di questo universo, in questo senso al di fuori del bene e del male.

Nymphomaniac-32-photo-by-Christian-Geisnaes
Joe non è solo una sesso-dipendente che andrebbe curata, è una donna che non si accontenta facilmente del ruolo che la società ha previsto per lei. Joe vuole di più, dal tramonto, dagli uomini e dal proprio corpo. Il sesso è solo l’effetto collaterale della sua complessa personalità, e così è trattato dal regista. L’erotismo non è dunque l’argomento centrale del film, piuttosto è uno degli elementi indispensabili per capire a fondo una donna come Joe. Lars von Trier, pur abusando a volte di didascalie e iperboli, riesce a gettare una luce nuova sulla complessa sessualità umana, impigliata nel combattimento con l’ordine sociale, la religione e la cultura.

Un film che, con mano ironica, oltrepassa la sensibilità collettiva, opponendo l’estasi sessuale alla soddisfazione intellettuale, come alternative alla ricerca della felicità. Un film che rischia di raggelare e disarmare gli spettatori, ma da vedere, col cuore e soprattutto con la mente.

Aleksandra Czuba